
Circuiti
di protezione a varistori.
Le resistenze dipendenti dalla
tensione, dette anche varistori, sono poco conosciute ed usate dai dilettanti
di elettronica. Un peccato, perché, grazie alle loro peculiari caratteristiche,
sono ottimamente adatti per proteggere i circuiti elettronici ed i
semiconduttori contro le tensioni eccessive. Per far conoscere meglio questi
utili componenti, questo articolo descrive come funzionano, le loro
caratteristiche ed inoltre fornisce qualche esempio applicativo tipico.
I varistori, che sono classificati per
convenzione come “resistenze non lineari", sono composti da carburo di silicio,
ossido dì zinco (zincite)[1],
oppure ossido di titanio. I granuli di tali materiali vengono sinterizzati ad
alta temperatura, in modo da formare una ceramica vetrosa. Un’eminente qualità
delle resistenze dipendenti dalla tensione (VDR) è la caratteristica simmetrica
che lega la loro resistenza alle variazioni
della
tensione applicata ai loro terminali (Figura 1a); essa è cioè
indipendente dalla polarità. Ciò è dovuto al fatto che, per quanto ciascun
singolo contatto nella massa resistiva possa raddrizzare, la distribuzione
casuale di un gran numero di contatti in serie od in parallelo dà come risultato
numeri uguali di contatti che rettificano in direzioni opposte. Questa
caratteristica rende tali componenti perfettamente adatti per le correnti
alternate, con le quali non è possibile usare i diodi di protezione.
E’ possibile comprendere nel modo migliore
il funzionamento di un varistore, considerandolo come se fosse una coppia di
diodi zener collegati a polarità opposte. Al di sotto di una certa tensione, la
corrente è bassa. perché la resistenza è elevata. Quando la tensione aumenta,
la resistenza diminuisce o la corrente aumenta con legge esponenziale (Figura
1b).
La
relazione tra la tensione
U
e la corrente
I in un varistore può essere
espressa da
U=CI b, dove
B è in volt,
I in ampere, mentre
C e b sono costanti caratteristiche del materiale
resistivo.
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Figura1 - La resistenza di un varistore (resistenza dipendente dalla tensione) dipende dalla tensione applicata (a)
La corrente aumenta con legge esponenziale quando aumenta la tensione (b) |
I valori pratici di
C variano da 14 ad alcune migliaia alcuni valori di
b sono dati in Tabella1.
Quando la tensione e la corrente sono rappresentate
in una scala logaritmica doppia, la
caratteristica U/I è rappresentata da una linea retta con pendenza b.
Questa caratteristica devia dall‘andamento rettilineo solo quando la corrente è
molto bassa. Per poter usare certi tipi di VDR non è necessario, rigorosamente
parlando, conoscere la
1) Il livello di tensione al "ginocchio”, cioè la tensione alla quale il varistore inizia a lavorare. L’acutezza del ginocchio della caratteristica è una funzione del materiale usato: i varistori all’ossido di zinco, per esempio, hanno un ginocchio più pronunciato rispetto ai tipi al carburo di silicio. I varistori all’ossido di titanio, hanno un livello di ginocchio relativamente basso (a partire da 2,7 V). La tensione di ginocchio è data per una determinata corrente, che dipende dal valore della VDR.
2) (vedi Figura 2). Questa costante è più bassa per i varistori
all’ossido di zinco, e ciò vuol dire che anche un piccolo aumento della
tensione provoca un forte aumento della corrente una salvaguardia per i
semiconduttori.

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Figura 2. Il grafico della tensione e della corrente su una
scala logaritmica permette di determinare β. Questa è la curva
caratteristica standard tornita dal fabbricante.
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Tabella 1. Confronto
tra varistori di tipo diverso. |
4) Possibilità di carico continuativo, che è un fattore importante
quando il varistore e usato in un circuito regolatore od in presenza di impulsi
ad elevata frequenza.
Applicazioni
I varistori
sono particolarmente usati per la soppressione dei disturbi impulsivi ad alta
energia, come quelli prodotti dai fulmini o quelli provocati dalla
interruzione di carichi induttivi. Queste interruzioni possono essere
dovute all’azione di un interruttore (anche magnetico), di un
fusibile, o di un semiconduttore. Se questo semiconduttore è un tiristore detto
anche raddrizzatore controllato al silicio o triac), non dovreste
attendervi inconvenienti se
l’interruzione avviene esclusivamente nell’istante in cui l’onda della tensione
di rete attraversa la linea di
zero, in modo che non venga indotta nessuna forza contro-elettromotrice. Questa
affermazione non è però del tutto vera perché la commutazione avviene non
appena la corrente diventa inferiore al livello di mantenimento (cioè la
corrente necessaria per mantenere in conduzione il tiristore). Il valore di
mantenimento non è zero, e di conseguenza viene indotta una piccola forza
contro-elettromotrice. Nella maggior parte dei casi, l’energia magnetica (1/2
LI2) viene dissipata in un diodo e nella parte resisti va
dell’autoinduzione ( I è la corrente al momento dell’interruzione ed L è
l’induttanza totale del circuito). Spesso, però, l’autoinduttanza è pilotata in c.a. e ciò rende impossibile
impiegare un diodo: in questo caso, la sola soluzione è un varistore.

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Figura 3. Come avviene la
generazione di impulsi del disturbo sulla tensione di rete.
Quando un fusibile interrompe l'alimentazione, ad un
apparecchio., provoca un istantaneo aumento della tensione dl rete. Le altre
apparecchiature, se non protette, possono essere danneggiate da questo
impulso. |

Osservare che l’autoinduzione del collegamento al tiristore,
unitamente alla capacità parassita del tiristore (interrotto), forma un
circuito in serie, nel quale possono avvenire oscillazioni.
Non è facile calcolare le conseguenze perché
Con il varistore in posizione 2 (Figura 4), cioè in parallelo al
tiristore, potrebbe darsi che la soppressione dei disturbi sia leggermente
inferiore rispetto a quella del primo metodo; d’altra parte, il tiristore
stesso è meglio protetto. Se scegliete il primo metodo, cioè la soppressione
all’origine, è consigliabile collegare un varistore anche in posizione
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Figura 4 . protezione di un
tiristore, In un relé elettronico: VDR1 sopprime Il disturbo all’origine,
mentre VDR3 sopprime I disturbi dl origine esterna. alternativamente,
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Figura 5. Schema sostitutivo
di una VDR, con un’induttanza L (compresa quella del terminali). una
capacità parassita C, una resistenza in serie Ra ed una
resistenza in parallelo Rp. |

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Figura 6. Alcune altre applicazioni del varistore: a) protezione di
contatti, in modo analogo alla protezione di un tiristore. b) protezione del
collettore di un motore C.C.. c) protezione di un circuito a ponte con carico
induttivo. d) Regolazione o limitazione di tensione (taglio del picchi). |
L’applicazione
d è differente, in quanto permette di regolare una tensione in modo analogo a
quanto avviene con un diodo zener. Una speciale caratteristica del varistore è
che la polarità della tensione d’ingresso non ha importanza. In linea di
principio, è possibile convertire una tensione d’ingresso sinusoidale in una
tensione d’uscita rettangolare. Tenere però presente che un varistore, inserito
in un circuito regolatore, deve poter dissipare una potenza piuttosto elevata.
Ecco alcuni altri punti da tenere in considerazione quando scegliete una VDR
per una particolare applicazione:
Tensione massima (Up) ai capi della VDR, in
condizioni normali (nelle applicazioni in c.a. Up = 1,414 Ueff). Come regola empirica, la
corrente nella VDR a questa tensione deve essere minore di 1 mA.
Corrente massima in condizioni transitorie.
Potenza dissipata nella VDR durante un
impulso di disturbo. Con
la VDR
collegata ai capi di un’induttanza, questa potenza è sempre minore di 1/2 LI2.
Dissipazione media, particolarmente se la
frequenza degli impulsi è elevata o se la tensione di ginocchio non è molto più
elevata della normale tensione di funzionamento.
[1]
E' stata
trovata in formazioni naturali nel New Jersey con
I cristalli
di Zincite più grandi e spettacolari arrivano dalla Polonia.
Nota:
Nella presente ricerca ci potrebbero essere degli errori, se ce ne fossero vi preghiamo di contattare: www.circuitielettronici.it .
Testi e figure aggiornati al 28/05/07 a cura di Bimbatti Riccardo
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